Progetto: Transitions
Selezionato per le borse di studio 2010-2011, corso di Fotografia, scuola di Arti Visive, IED Roma
Me, tu, loro, gli altri. Termini che individuano limiti. Concetti che disegnano confini rassicuranti, creati per frammentare qualcosa che è di per sé un continuum inscindibile. Un piacevole inganno che definisce uno spazio fittiziamente esclusivo riferibile all’unica persona.
L’uomo cerca i propri punti di riferimento in se stesso, ma la ricerca resta senza sbocchi. Egli è perennemente limitato dall’involucro dell’io e sprofonda in un flusso di coscienza autoreferenziale che lo paralizza e lo disorienta. L’arte allude costantemente a questa ricerca. L’artista, lungi dall’essere spettatore imparziale del monologo dell’io, rimane invischiato in questa inquietudine e diviene soggetto della sua opera. Questa è la sintesi finale della transizione dall’io all’altro.
In questa serie di scatti ho tentato di rendere un’interpretazione personale del pensiero di Rimbaud. Ho cercato di approfondire un aspetto a mio parere contraddittorio dell’esperienza umana: l’uomo nell’imporre a se stesso la struttura dell’io ha contemporaneamente perso il contatto con la realtà.
Quello che mi ha interessato non è semplicemente l’immagine dell’identità umana come insieme di tante altre realtà personali, ma più precisamente tutta la difficoltà della ricerca di una propria personalità. Di questo percorso ho rappresentato una fase ben precisa: quella in cui l’individuo smette di prescindere dall’importanza dell’altro, ma non è ancora pronto a prendere coscienza del noi. La convinzione di essere unico ed inimitabile, porta l’individuo a sentirsi smarrito nel momento in cui tenta di conoscersi, come se per l’illusione dell’unicità, egli avesse rinunciato alla vera conoscenza di ‘sé’.
Al fine di rappresentare questo senso di smarrimento, ho immerso i miei soggetti in uno stato di convalescenza. Li ho immortalati in momenti d’intima riflessione, tentando di riprodurre il meglio possibile quello stato intermedio tra la perdita della certezza dell’io e la scoperta del noi. Ho scelto spazi personali e al contempo statici per dare massimo risalto al caos interiore, che a sua volta rimanda al caos del processo creativo. L’atmosfera è quella noiosa e quieta di una domenica pomeriggio. Quella pesante di un limbo.



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8 Comments
progetto a dir poco splendido!
progetto sensibile, contemporaneo e incisivo.
progetto molto bello.
Complimenti, idea e realizzazione compiuti, brava!
finalmente un bel progetto, brava.