Progetto: Maschere d’essere
Selezionato per le borse di studio 2010-2011, corso di Fashion Communication, scuola di Moda, IED Roma
Il conflitto ‘essere o apparire’ è probabilmente uno dei più importanti degli ultimi secoli.
Secondo Pirandello ognuno è costituito da una molteplicità di maschere: una per ogni esterno che ci guarda e ci giudica in un certo modo. Ciò che lo scrittore girgentino non poteva immaginare però, è che oggigiorno la società non ha più il tempo di giudicare una persona e si ferma ai pregiudizi, riducendo dunque un essere umano alla sua semplice esteriorità, eliminandone completamente il suo reale modo d‘essere. Non ha più senso parlare di essere O apparire, al giorno d’oggi questi due verbi sono praticamente intercambiabili.
L’immagine che lasciamo trasparire di noi dipende, ovviamente, da vari fattori: capelli, trucco, scarpe, abito… tutti elementi facilmente modificabili, e proprio per questo utili per giocare con il nostro aspetto e per permetterci di creare negli altri un’idea di noi che non corrisponde alla realtà, ma esclusivamente a ciò che noi vogliamo loro pensino. Utilizzare indumenti eleganti oppure considerati ‘alternativi’ non è sempre un modo per esprimere noi stessi, ma anzi spesso serve a tener nascosta la nostra personalità in favore di una finzione: siamo ciò che indossiamo, e questo significa che possiamo essere una molteplicità di persone diverse, a seconda di ciò che siamo disposti a mettere e mostrare.
Probabilmente aveva ragione Oscar Wilde a scrivere che ‘solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze’, perché non valutare il look di un individuo, ritenendolo qualcosa di esclusivamente esteriore, significa annullare completamento lo sforzo che questo compie per creare la sua nuova maschera.




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